Nessun prato alpino è troppo ripido per loro, nessun bosco ripariale troppo impervio, nessun pascolo di montagna troppo isolato, nessun meleto troppo monotono! Dal 2019 il team del Monitoraggio della Biodiversità in Alto Adige (BMS) è attivo in tutto il territorio per studiare diversi habitat insieme alla flora e alla fauna presenti. Che si tratti degli ornitologi, che già prima dell’alba ascoltano i canti degli uccelli, delle specialiste dei mammiferi che nel cuore della notte cercano i pipistrelli, dei botanici e delle esperte di briofite che individuano le erbe più sottili e i muschi più piccoli, o degli specialisti forestali che scovano funghi rari e organismi del suolo poco conosciuti – le scoperte del team BMS sono molteplici e sempre sorprendenti. Uno studio a lungo termine come questo è unico in tutto l’arco alpino. Le indagini vengono ripetute ogni cinque anni nei siti già campionati, per consentire confronti di lungo periodo e documentare eventuali cambiamenti. Per il periodo 2019–2024 è stato ora redatto un rapporto sul primo ciclo di ricerca. Durante il Colloquium verranno presentati i risultati che hanno portato a nuove conoscenze e primi ritrovamenti di specie, oltre a discutere di possibili misure per la tutela della biodiversità. Una cosa è certa: l’Alto Adige è uno degli hotspot della biodiversità dell’Europa centrale, ma questa ricchezza è sempre più sotto pressione. L’evento si svolgerà alternando tedesco e italiano.
Andreas Hilpold è botanico presso l’Istituto per l’Ambiente Alpino di Eurac Research. In qualità di coordinatore del progetto di monitoraggio a lungo termine conosce bene le gioie ma anche le insidie della ricerca sul campo. Gli sta particolarmente a cuore creare un ponte tra scienza, decisori e pubblico. Chiara Paniccia è zoologa e specialista di mammiferi presso l’Istituto per l’Ambiente Alpino. Non è solo molto attiva nella ricerca sul campo nell’ambito del BMS, ma anche in progetti specifici riguardanti la tutela di particolari specie animali o habitat.
L’evento è visibile anche sul canale YouTube del museo.


